Possiamo infatti vantare di un’ampia rosa di under 30: come gestisci i giovani nel tuo team? Ci vuoi dire qualcosa sul progetto di tesi su acciaio e circolarità?
I giovani in CEPI sono il doppio della media delle aziende italiane: questo la dice lunga sulla nostra azienda, così attenta all’istruzione di qualità e alla formazione.
I giovani, ma anche tutti i miei colleghi e colleghe, li gestisco con un rapporto molto diretto: mi piace preoccuparmi per loro ed evito i formalismi. Il “tu” è d’obbligo, anche con l’ultimo assunto, perché voglio che le persone si sentano a proprio agio e, soprattutto, voglio che abbiano rispetto non tanto per il ruolo che ho, ma per la persona che sono.
Abbiamo scelto di affidare a un giovane laureando anche il progetto di tesi sul green procurement dell’acciaio per avere un impatto positivo sulla circolarità dell’impianto CEPI. È un progetto appena partito, lo stiamo seguendo sia io che l’Ing. Baschetti, mio assistente di produzione e Monia Vittori, Responsabile dell’Ufficio Acquisti.
Ancora una volta è chiaro l’intento di CEPI: valorizzare e investire nella collaborazione con le scuole significa credere nel futuro.
Una cosa lampante è che oggi i ragazzi usciti da scuola non hanno la stessa manualità che avevamo noi una volta: è per questo che tendiamo a proporgli prima un’esperienza in produzione (soprattutto durante i periodi di stage), per respirare l’aria dell’officina, in modo che si possano rendere meglio conto delle difficoltà che i loro colleghi affrontano nel quotidiano. Questo ovviamente non preclude il loro spostamento in un ufficio, anzi, rappresenta un grande plus per loro.
Ci racconti della tua esperienza pregressa? Come sei arrivato in CEPI?
Sono laureato in Ingegneria Meccanica. Ho svolto un progetto di tesi in azienda: si trattava di un grosso impianto pneumatico per la produzione di biscotti. Ho curato sia la progettazione dell’impianto, intesa come dimensionamento di massima, sia la progettazione delle parti di carpenteria tramite anche un software di calcolo agli elementi finiti.
Finito il percorso di tesi, ho lavorato per un po’ presso la stessa azienda come tecnico-commerciale, poi ho cambiato ditta. Sono stato Responsabile Tecnico per circa un anno: seguivo tutto, dalla progettazione in poi. Partivo dal progetto di massima, fino ad arrivare al disegno costruttivo da mandare in officina. Era una realtà piccola, mi occupavo anche degli acquisti dei materiali; andavo direttamente in officina a dare direttive; avevo un confronto continuo con il capo-officina, e infine sono andato anche in cantiere a seguire dei montaggi.
Dopodiché, sono tornato nell’azienda precedente, questa volta come Responsabile di Produzione e sono restato lì per 2 anni.
E alla fine, arriva Luglio 2007… Approdo in CEPI grazie all’amicizia con Davide Saputo ed entro in Ufficio Acquisti, come Responsabile degli Acquisti Meccanici: essendo un progettista, ho voluto mettermi in gioco e sperimentare cose nuove. Dopo un paio d’anni, sono diventato Direttore di Produzione. Allora era una realtà molto diversa, eravamo circa 50, oggi siamo 162!
CEPI ha appena ottenuto la UNI 125. Cosa significa per te essere membro del comitato per la parità di genere?
Ottenere la UNI 125, la certificazione parità di genere, è per me motivo di orgoglio e per questo devo dire grazie al comitato, in particolare a Stefania. È un progetto che condivido pienamente e sono felice di esserne parte.
Devo essere sincero, quando mi è stato chiesto di entrare nel comitato per la parità di genere non mi ero ben reso conto del tipo di impegno ed erroneamente la credevo un’attività in più da portare avanti oltre alle tante che devo seguire.
In realtà, si è rivelata una realtà che non conoscevo. Giorno dopo giorno mi rendo conto che della parità di genere si sa tanto poco e c’è tanta ignoranza, nel senso che non se ne parla abbastanza e di conseguenza non si conosce l’argomento nelle sue mille sfaccettature. Ho avuto la conferma di questo quando abbiamo incontrato le rappresentanti del Centro Donna di Forlì. Quando Giulia Civelli, coordinatrice del centro, e la Dott.ssa Succi, psicologa, parlavano, ho percepito all’interno di quell’aula un silenzio tombale che mi ha fatto pensare.
Prima di entrare nel comitato, come uomo, non mi ero mai posto il problema della violenza di genere, semplicemente perché io certe cose non le faccio o non le penso nemmeno, e quindi non sentivo che mi appartenessero. Il problema invece esiste eccome e va risolto. Grazie a CEPI ho capito che c’è bisogno veramente di parlarne e di fare informazione, perché la violenza è presente nel nostro quotidiano, anche nel più piccolo, in momenti della vita di tutti i giorni, in famiglia, per esempio.